Riflessioni sulla Ricostruzione Mammaria

Nel 1990 John Bostwick III, nel suo basilare testo Plastic and Reconstructive breast surgery, scriveva nella prefazione:

“Il chirurgo plastico è considerato da molti pazienti una autorità nel campo della chirurgia mammaria e spesso gli viene richiesto un parere sulla mastectomia nella profilassi del tumore mammario o sulla terapia dei nodi e del dolore della mammella. Per aiutare questi pazienti il Chirurgo Plastico deve informarli sui maggiori fattori di rischio che possono determinare lo svilupparsi di un tumore maligno della mammella, sul comportamento nella sorveglianza in caso di presenza di tali fattori e sui potenziali rischi e benefici derivanti da una chirurgia preventiva”.

Eravamo nel 1990, ma da quello che è apparso in questi giorni sui media relativamente al caso della “star ” Angelina Jolie, ha fatto credere o pensare all’opinione pubblica che in questi ultimi 23 anni gli specialisti oncologi e plastici non si fossero mai posti il problema. 

Noi spessissimo, nell’espletamento della nostra professione ci confrontiamo con decisioni di questo tipo, e sappiamo come affrontarle dal punto di vista etico, scientifico e psicologico.
Sapevamo da decenni che la familiarità è un importante fattore di rischio.

Oggi in più siamo a conoscenza della presenza di una mutazione del BRCA1/2.
Altri fattori di rischio sono rappresentati dalla familiarità, dall’eccesso di estrogeni endogeni, dalla densità mammografia del tessuto etc .

Queste nuove, ma non nuovissime conoscenze (mutazione BRCA1/2) hanno scatenato nelle donne il timore di poter essere colpite dal cancro della mammella, forse solo perché una nota attrice ha deciso di procedere ad una ” mastectomia bilaterale profilattica ” e lo ha reso pubblico.

Innanzitutto non sappiamo nulla di ufficiale sul trattamento chirurgico a cui l’attrice si è sottoposta. Quindi ogni commento sul caso è sconsigliabile.

Ma se parlassimo dell’argomento con una nostra paziente dovremmo metterla al corrente di numerosi aspetti controversi:
1 – non c’è alcuna certezza che i fattori di rischio portino allo svilupparsi di un carcinoma mammario

2 – il tumore che colpisce una mammella non si svilupperà automaticamente anche nell’altra

3 – la mastectomia può essere radicale con o senza linfoadenectomia (dipende dal risultato del linfonodo sentinella  e da quello della agobiopsia)

4 – la mastectomia sottocutanea può essere utilizzata solo in alcuni casi, sia dal punto di vista oncologico che estetico

Quindi se parliamo di una mastectomia bilaterale (?), come nel caso di Angelina Jolie, la demolizione e la successiva ricostruzione potrebbero avere un senso se si raggiungeranno questi due risultati:

eliminazione del tessuto ghiandolare e un risultato estetico buono/brillante.

L’ adenomammectomia sottocutanea (asportazione delle ghiandole) non è garantita al 100%, in quanto per ragioni tecnico chirurgiche legate alla vascolarizzazione della cute e del complesso areola-capezzolo dobbiamo seguire alcune linee guida di risparmio.

L’aspetto morfolologico delle mammelle (piccole , medie, grandi) condiziona la scelta della tecnica da utilizzare e quindi il risultato cosmetico.

Inoltre :

– Si perde la possibilità dell’allattamento per quanto riguarda le donne in età fertile

– Si perde la sensibilità del complesso areola capezzolo, in caso di sua conservazione

Come si evince da queste poche considerazioni la decisione di optare per una mastectomia bilaterale profilattica è un evento limitato a singoli ed approfonditi casi e deve essere condiviso dall’oncologo e dal chirurgo plastico oltre che dalla paziente, dopo aver acquisito e valutato tutti i pro e contro.
Inoltre si potrebbe incorrere, nel caso di donne in età fertile, nelle pieghe di un reato da parte del chirurgo, in quanto si impedirebbe un eventuale allattamento, non in presenza di una neoplasia accertata.

In conclusione sono decenni che affrontiamo “con scienza e coscienza” questa problematica, e non esiste un protocollo in tal senso, ma certamente siamo in grado di decidere insieme alla paziente il cammino da percorrere non condizionandola ad effettuare un intervento così delicato sia dal punto di vista medico-chirurgico che da quello psicologico.

Non può e non deve essere una vaga notizia riguardante un personaggio pubblico a confondere ed allarmare pazienti psicologicamente fragili.
Esiste ed è deputata ad una informazione corretta una comunità scientifica !

Quello è il punto di riferimento.

Dottor Giancarlo Liguori – Chirurgo Plastico Torino ©Riproduzione Riservata

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