Informo i miei gentilissimi pazienti che dal 5 settembre 2016 cambierò studio.

Dal prossimo 5 settembre avrò il piacere di ricevere i pazienti nel mio nuovo studio situato presso il Centro medico Clamys, Corso Re Umberto 79, 10128 TORINO.

Mi potrete contattare a questi numeri:

Telefono fisso: 011 0379639
Telefono Cellulare: 348 8532929
Telefono Cellulare solo per SMS: 348 8532930 (dove sarete richiamati)

Per qualche mese sarà attivo anche il numero di cellulare del vecchio studio: 340 1007267 al quale risponderà la Sig.na Carmela.

I miei indirizzi di posta elettronica non cambieranno e rimarranno i seguenti:

giancarloliguori@hotmail.com
drgiancarloliguori@gmail.com

Chiedo scusa fin da adesso per eventuali disagi provocati dal cambio di studio.

Grazie. Dottor Giancarlo Liguori.

Dottor Giancarlo Liguori. Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.

Il Dottor Giancarlo Liguori è nato nel 1949 a Zoagli (Ge).

Ha conseguito la maturità classica nel 1968.

Nello stesso anno si è iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia e si è laureato nel 1975 presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti.

Trasferitosi subito a Torino , ha cominciato a frequentare il Centro Traumatologico , presso la Divisione di chirurgia plastica e Centro grandi ustionati, diretto dal Prof S. Teich Alasia, di cui è stato allievo e collaboratore per 20 anni.

Nel 1978 conseguiva il diploma di specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica presso la Università di Milano.

Dal 1977 al 1999 è stato dipendente del CTO , prima in qualità di assistente e poi di aiuto.

E’ stato Consigliere della Società Italiana di chirurgia plastica.

Durante tutto questo periodo ha frequentato numerosi centri di chirurgia plastica all’estero per lunghi periodi : Università di Rio de Janeiro diretta dal Prof Ivo Pitanguy, il Centro medico chirurgico Dalinde di Città del Messico diretto dal Prof Gonzales Ulloa, la Clinica del Prof Ortiz Monasterio, sempre a Città del Messico, la Texas University( Shriners Burn Institute ) a Galveston, Texas , il Baptist Hospitala Nashville, Tennessee diretto dal Prof Pat Maxwell , per il perfezionamento nella chirurgia ricostruttiva della mammella. Ha frequentato lo studio del Prof John B. Tebbetts e del Prof Sam T. Hamra entrambi a Dallas, Texas.

Ha pubblicato numerosi articoli ed è stato relatore in Congressi nazionali ed internazionali.

Ha partecipato annualmente a numerosi corsi di perfezionamento in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica .

Dal 1990 è membro del Comitato Medico di Interethnos Interplast Italy, di cui è attualmente Vice Presidente.

Ha partecipato a 23 missioni umanitarie in vari paesi in via di sviluppo in qualità di Chirurgo Plastico Senior e di Team Leader.

Attualmente è consulente per la chirurgia ricostruttiva mammaria presso l’Ospedale Gradenigo di Torino.

Il Dottor Giancarlo Liguori esercita la libera professione a Torino.

La mia esperienza a Dhaka, Bangladesh, a sostegno delle donne acidate.

Oggi voglio occuparmi di una cosa seria: l’orrore nel mondo.
E lo faccio raccontando, attraverso le parole della scrittrice Renata Prevost, la storia di un gruppo che fa e continuerà a fare tanto per combattere l’orrore nel mondo.
Il gruppo si chiama Interethnos Interplast Italy ed è un’associazione no-profit i cui iscritti utilizzano le proprie vacanze per girare il mondo e operare i casi disperati per malformazioni e ustioni.
Io sono il vicepresidente di Interethnos Interplast Italy, e da più di 20 anni insieme ai miei colleghi e non della organizzazione, mi occupo della terapia chirurgica degli esiti cicatriziali devastanti determinati dall’uso dell’acido in quel paese .
Abbiamo iniziato ad occuparcene, credo per primi, nel corso delle prime missioni in Bangladesh intorno agli anni 90 . Conoscevo l’effetto delle causticazioni derivanti da incidenti sul lavoro o domestici.
L’acido (solforico) è facilmente reperibile in Bangladesh. Lo si può acquistare al mercato o utilizzare quello delle batterie delle auto.
ll liquido penetra velocemente attraverso la cute determinando una necrosi profonda, che non tende a guarire spontaneamente.
L ‘uso di chi lo utilizza è scientifico: colpiscono le superfici che determinano l’identità delle loro vittime, ossia il volto ed il torace (regione mammaria).
Quasi sempre le donne (più spesso degli uomini) per difendersi si coprono con le mani e quindi il danno irreversibile diventa anche funzionale.
A volte hanno i bambini in braccio, che subiscono le identiche conseguenze.
Spesso vengono colpiti anche gli occhi e la cecità è inevitabile.
Io, pragmaticamente, dico che è meglio così in quanto non possono vedere la devastazione che hanno subito.
E’ chiaramente un atroce paradosso.
Creare questi esiti mirati è peggio che uccidere. Non potranno mai sfuggire allo specchio ed agli sguardi degli altri .
Noi continueremo a lottare per migliorare la loro condizione e denunciare tutto fino a quando non finirà.
Purtroppo questa azione bestiale dell’uomo sta diventando sempre più frequente anche in Europa!

La storia che state per leggere prende spunto dalla recente missione a Dhaka, la capitale del Bangladesh.

La foto che vedete qui sopra l’ho scattata io.

Un biglietto per Dhaka. A ticket for Dhaka

Benefattori di tutto il mondo, aziende che ambite a devolvere in beneficenza parte dei vostri introiti da dedurre dal vostro bilancio, uomini e donne desiderosi di lasciare la propria vita o non-vita per occuparsi degli altri, giovani pieni di ideali che volete sperimentare i vostri limiti, comprate un biglietto per Dhaka, la capitale del Bangladesh, la capitale del dolore perenne non solo quando esplodono bombe o gas.

In tutto il mondo, sopratutto nei paesi poveri, tra carestie, epidemie, malattie, devastazioni ambientali, c’è dolore. In tutto il mondo, sopratutto nei paesi poveri, le donne sono le maggiori vittime di questi dolori ai quali vanno aggiunti stupri, prostituzione e violenze a seconda della “cultura” dei popoli maschilisti: infibulazione, ingrassare cento chili per essere relegate in casa, velate dalla testa ai piedi, niente studio, niente cure.

La lista è lunga. Ma in Bangladesh c’è un elemento in più: l’acido.
In realtà oggi, purtroppo, l’acido sta girando il mondo ed è arrivato anche in Italia, ma è nato in Bangladesh e la mania e tutt’oggi dilaga.
Gli uomini rifiutati dalle donne le colpiscono con l’acido per renderle inutili al mondo e a se stesse.
In Bangladesh le donne non contano benché ci sia un primo ministro donna o esistano numerose donne in magistratura.

Le famiglie vogliono le figlie belle e in ordine soltanto per sposarle. E sposarle vuol dire levarsi un peso.
La vera storia delle donne sfigurate dall’acido qui non la racconta nessuno. Qui la gente mette la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Una vergogna alla quale non si sa far fronte. Oggi è ancora
peggio, non è più necessario soltanto rifiutare un uomo per essere colpite dall’acido. Se un marito litiga con il proprio vicino per alcuni metri di terreno, per esempio, quell’uomo, quella notte, butta dalla finestra dell’acido sulla moglie del vicino, mentre dorme e non importa se al suo fianco c’è un bimbo di tre mesi o tre anni

Per questa barbarie è stata istituita la pena di morte, ma nessun caso è ancora andato in tribunale (solo negli ultimi tre anni ce ne sono stati più di mille), sebbene si sappia quasi sempre chi è il
colpevole, perché ogni volta che scatta una denuncia, scatta il ricatto ”se non ritiri la denuncia colpiamo qualcun altro della tua famiglia” e la denuncia viene puntualmente ritirata.
Queste donne vengono poi ripudiate, se sopravvivono, dopo mesi di giacenza in ospedale. Non hanno più casa, non possono nemmeno prostituirsi, le più fortunate vengono raccolte in case di organizzazioni umanitarie gestite da occidentali.
E la spirale aumenta.

L’acido, infatti, costa poche “tacche” (la moneta locale) e viene usato per i campi, è alla portata di tutti. E il fatto che tutti restino impuniti non è certo un deterrente.
Le ho viste queste donne, belle, giovani, adagiate, immobili, nei letti in ospedali fatiscenti, un occhio cieco, mezzo viso spazzato via, metà testa con la cassa cranica fuori, spappolato un seno, un braccio e una gamba o tutto il corpo a seconda della posizione in cui erano quando hanno ricevuto l’acido.

Ti guardano con l’occhio rimasto e non è neanche un grido di dolore. E’ come un suono muto. Ti stringono la mano ma anche quello è un gesto muto. Le ho viste accompagnando Interethnos Interplast Italy, un’associazione no-profit i cui protagonisti usano le proprie vacanze per girare il mondo povero e operare i casi disperati per malformazioni e ustioni.
Viaggiano in economica e regalano il loro tempo e i loro materiali medici, insegnano ai medici locali. Sono totalmente volontari e i materiali e i viaggi sono sostenuti da gruppi di amici e associazioni che seguono il loro lavoro.

Hanno comprato biglietti per tutto il mondo povero, in alcuni paesi hanno debellato le malattie più gravi ma da vent’anni, una volta all’anno, comprano quel biglietto per Dhaka, operano al Dhaka Medical College dove sono riusciti ad aprire, con medici locali, un reparto di chirurgia plastica ricostruttiva e un centro ustionati . Pietà positiva che cerca di cambiare il corso di alcune vite.

Vita grama che si presenta subito, appena metti piede su quella terra. Piede si fa per dire, perché bisogna stare sempre chiusi dentro ad un’automobile: il camion non si ferma e suona più forte all’automobile che non si ferma e suona più forte al motorino coperto che non si sposta e suona più forte al rickshaw che non si ferma e suona più forte ai pedoni che corrono via, la sensazione è quella di trovarsi in un formicaio pieno di urla e clacson, dove come in una gigantesca pista di bowling, si mira ai pedoni, meglio se in gruppo.

Ad ogni crocevia mucchi di umani privati di qualche arto, accartocciati su se stessi e questuanti.
Nelle strade dove le case in costruzione lasciate a metà hanno le punte dell’anima di acciaio rivolte al cielo come braccia aperte in una richiesta, si vive una frenesia totale e non si capisce per cosa, in contrasto con il resto che invece va molto lentamente, in una sensazione da day-after.
A Dhaka non ci sono turisti, tuttavia qui sono rappresentati ben 54 paesi diversi tra cui l’Italia, in una piccola percentuale.
I rappresentanti di questi 54 paesi sono divisi tra uomini d’affari (quasi tutti intermediari del mondo del tessile) e gente dedita alla beneficenza.

Preti e suore inviati dai loro ordini a gestire case pietose di raccolta, piccole scuole per bambini aperte nei villaggi a qualche ora dalla città, scuole di ricamo per le bambine (ricamano lenzuola e tovaglie in cotone e lino in modo esemplare), suore e preti di quelli con la chitarra e i capelli lunghi, sanno integrarsi nei villaggi, eliminano le barriere e sono gli unici a tendere davvero una mano alle infinite disgrazie di questo popolo di cui si parla troppo poco.

Gli altri, gli uomini d’affari, danno in un altro modo. Danno lavoro. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze lavorano nelle loro fabbriche tessili. Ma prima di gridare allo sfruttamento minorile meglio pensare alle alternative, accattonaggio e prostituzione. Certo bisognerebbe diminuire le ore e alzare i salari.

Questi occidentali vivono nelle loro belle case, si trovano al circolo del tennis, sono belli, eleganti, simpatici, molti attivi. Pagano lo scotto di vivere in un mondo chiuso, dove da un circolo a una casa si va solo in automobile, pagano lo scotto di vivere in mezzo al dolore e alla povertà, in una visione globale dove tutto sembra essere già usato: veicoli, abiti e oggetti.

Alcuni di questi italiani, ogni anno, ospitano e rifocillano tutto il gruppo di Interplast per due settimane, per metterli il più possibile a loro agio e poter operare con tranquillità.
Un bell’ esempio di altruismo di italiani all’estero.

L’ultimo giorno della missione, i pazienti, uno in fila all’altro, tornano all’ospedale per al visita di controllo o per togliere punti e cerotti.
Un aneddoto che vale per tutti: un ragazzo di 22 anni che aveva labbra e palato divisi in due come un gallettino amburghese, tolta la medicazione chiede di guardarsi allo specchio, non si riconosce, chiede la foto di prima dell’intervento, la mette di fianco allo specchio, di colpo sorride, mette via la foto, si pettina i capelli con una mano, si fa un altro sorriso e se ne va a testa alta.
Sono momenti come questo che danno un senso alle fatiche.
Da ora potrà mangiare e bere senza cannule, potrà imparare a parlare e perfino amare.

Per le donne acidate la storia è più lunga, alcune necessitano di molti interventi che vengono rifatti ogni anno fino ad arrivare ad una parvenza umana e a poter riusare gli arti e benedette le case delle suore dove trovano affetto e un lavoro come ricamatrici, e dove qualche volta si sente anche ridere.
Ma c’è ancora molto, troppo da fare e troppi che speculano.
Con l’idea del mini credito, il cui creatore bengalese ha conseguito il premio Nobel, in molti casi si è rivelata un’ottima soluzione, in altri casi ha prestato il fianco alle solite truffe tipo quella di alcune banche con sede a Dhaka, che si sono messe a disposizione delle donne sole bengalesi, per aiutarle ad avviare un loro business con galline e uova, peccato che poi si sia rivelata un traffico da usuraio intrappolando le donne in un lavoro infinito e senza tregua con l’aggravante, guarda caso, che poi pollame e derivati sono stati i generi alimentari più tassati.

O ancora, associazioni no-profit che con denaro governativo avrebbero dovuto occuparsi del problema dell’acido e invece hanno fatto poco o nulla rispetto all’investimento.

Queste cose vanno dette e conosciute perché screditano tutti gli altri che invece l’altruismo lo praticano sul serio.
Il popolo bengalese è maschilista e il suo governo dovrebbe occuparsene, i bengalesi sono gentili, attivi e imparano in fretta, basterebbe tendere una mano vera al posto del solito sfruttamento.
Tante mani vere, come una catena, come Interplast, come il Dhaka Medical College, come “Tikana” la casa della carità per le donne. Come Paolo Morselli e Giancarlo Liguori, rispettivamente presidente e vicepresidente di Interethnos Interplast Italy, che da più di 20 anni si dividono queste missioni come team-leader con i loro colleghi.
Comprate un biglietto per Dhaka. Buy a ticket for Dhaka.

Renata Prevost

 

Dottor Giancarlo Liguori – Chirurgo Plastico Ricostruttivo ed Estetico Torino ©Riproduzione Riservata

Per qualsiasi altra informazione sulle missioni di volontariato o su altri argomenti relativi alla Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, potete inviare una mail cliccando qui o contattare direttamente il Dr. Liguori a questa pagina.

Yangon General Hospital: dipartimento di chirurgia plastica. Il racconto di una missione.

Relazione della missione in Myanmar  del 16-30 marzo 2013

Dopo una lunga fase di preparazione, relativamente ai contatti in loco, alla burocrazia concernente l’ingresso del team e dei materiali sanitari necessari all’espletamento della missione, la stessa ha avuto inizio il 16 marzo 2013.

Grazie alla generosità ed alla collaborazione fattiva della Singapore Airlines, abbiamo potuto trasferire tutta la nostra attrezzatura e noi stessi, senza il minimo problema.
Giunti all’aereoporto di Yangon, siamo stati accolti dalla Prof.ssa Moe e dalla Dr ssa Win, che ci hanno aiutato a superare velocemente le formalità doganali.

Da lì ci siamo recati direttamente in ospedale, benché fosse domenica e quindi giorno di chiusura dello stesso, per visitare i pazienti che erano stati precedentemente selezionati.
E’ sempre un momento emozionante e topico, in quanto si tasta il polso di quello che sarà il nostro futuro impegno chirurgico.
In effetti il primo colpo d’occhio ci ha posto di fronte a casi impegnativi . Si trattava in prevalenza di infanti di pochi mesi e adolescenti ed adulti affetti da labiopalatoschisi (70%), esiti cicatriziali da ustione e tumori del distretto cefalico.

Abbiamo visitato e schedato e discusso ogni singolo caso alla presenza dei medici locali ed approntato i programmi dei giorni a venire.
A sera siamo andati in albergo per un giusto riposo in attesa del domani.

Durante la giornata di visite gli anestesisti e le nurses hanno “spacchettato” il materiale ed allestito le due sale operatorie per poter iniziare ad operare il mattino seguente.

Abbiamo incontrato un ambiente molto collaborativo ed efficiente.
Dei 70 circa pazienti selezionati ne abbiamo operati 45 con interventi multipli, raggiungendo il numero di 60 procedure chirurgiche.
Infatti nel caso delle labiopalatoschisi, è stata corretta sia la deformità del labbro (mono e bilaterale) che la porzione anteriore del palato (preparatoria all’intervento correttivo definitivo della schisi palatina).

Nel caso delle retrazioni cicatriziali da ustione sono state corrette contemporaneamente più aree corporee.

Le sedute operatorie sono state 18 (comprensive delle 2 sale).

Il team era composto da tre chirurghi plastici senior e 1 Junior: Prof Morselli, Dr. Liguori e Prof Sommerlad e lo specializzando Dr Contaldo. I due anestesisti: Dr.ssa Mondardini e Dr Pelusio e due Nurses di sala operatoria: Sig.na Galletti e Sig.na Milana.
Ha fatto parte del team anche il fotografo Carlo Orsi, nostro sponsor, che ha documentato la missione per un futuro progetto di found raising.

Durante le sedute operatorie hanno operato con noi i medici locali, che hanno potuto così apprendere le nostre tecniche.
Durante gli interventi del prof. Sommerlad, operando lui al microscopio i casi di labiopalatoschisi i numerosi specializzandi locali hanno avuto l’opportunità di assistervi su un grande monitor, che magnificava l’immagine, come accade da noi nei corsi “live” piu’ avanzati.

Ralazione della missione in Myanmar, 16-30 marzo 2013.

Lo scambio di impressioni e le domande continue hanno senz’altro arricchito l’apprendimento .
Sono state inoltre fatte due lezioni/letture, nella seconda settimana, sul trattamento delle labiopalatoschisi e sulle procedure di chirurgia ricostruttiva di tutti i distretti corporei. Ad esse hanno partecipato numerosi specializzandi locali.

Abbiamo ricevuto i complimenti della Prof.ssa  Moe, per la professionalità espressa da tutti i partecipanti e per il successo chirurgico, senza complicanze.

Gli operati verranno seguiti per il follow up dai medici locali, che ci forniranno notizie sul loro andamento. Sono stati tutti medicati e controllati quotidianamente durante la loro degenza.
Il sorriso e la gratitudine delle mamme e dei parenti dei pazienti ci hanno, come sempre, enormemente gratificato.

Il popolo birmano, che sta uscendo da un lungo periodo di chiusura all’occidente, ci è parso molto sereno, ed al tempo stesso molto impegnato verso un futuro di progresso socio-economico rapido.

Siamo molto orgogliosi di essere stati i primi chirurghi plastici italiani e forse non solo, ad iniziare una collaborazione ufficiale con la sanità birmana.
Di questo ringraziamo l’Ambasciata italiana a Yangon che ci ha aiutato nella fase di collegamento preliminare.

Come team leader, ringrazio tutti i componenti della missione per la grande professionalità e l’impegno profusi.

Come sempre Interethnos Interplast Italy ha portato a termine un lavoro difficile, ma appassionato, nella concreta speranza di un seguito nell’aiuto ai popoli emergenti e bisognosi, sia culturale che fattivo.

Dr. Giancarlo Liguori, chirurgo plastico e team leader

 

Dottor Giancarlo Liguori – Chirurgo Plastico Torino ©Riproduzione Riservata

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Riflessioni sulla Ricostruzione Mammaria

Nel 1990 John Bostwick III, nel suo basilare testo Plastic and Reconstructive breast surgery, scriveva nella prefazione:

“Il chirurgo plastico è considerato da molti pazienti una autorità nel campo della chirurgia mammaria e spesso gli viene richiesto un parere sulla mastectomia nella profilassi del tumore mammario o sulla terapia dei nodi e del dolore della mammella. Per aiutare questi pazienti il Chirurgo Plastico deve informarli sui maggiori fattori di rischio che possono determinare lo svilupparsi di un tumore maligno della mammella, sul comportamento nella sorveglianza in caso di presenza di tali fattori e sui potenziali rischi e benefici derivanti da una chirurgia preventiva”.

Eravamo nel 1990, ma da quello che è apparso in questi giorni sui media relativamente al caso della “star ” Angelina Jolie, ha fatto credere o pensare all’opinione pubblica che in questi ultimi 23 anni gli specialisti oncologi e plastici non si fossero mai posti il problema. 

Noi spessissimo, nell’espletamento della nostra professione ci confrontiamo con decisioni di questo tipo, e sappiamo come affrontarle dal punto di vista etico, scientifico e psicologico.
Sapevamo da decenni che la familiarità è un importante fattore di rischio.

Oggi in più siamo a conoscenza della presenza di una mutazione del BRCA1/2.
Altri fattori di rischio sono rappresentati dalla familiarità, dall’eccesso di estrogeni endogeni, dalla densità mammografia del tessuto etc .

Queste nuove, ma non nuovissime conoscenze (mutazione BRCA1/2) hanno scatenato nelle donne il timore di poter essere colpite dal cancro della mammella, forse solo perché una nota attrice ha deciso di procedere ad una ” mastectomia bilaterale profilattica ” e lo ha reso pubblico.

Innanzitutto non sappiamo nulla di ufficiale sul trattamento chirurgico a cui l’attrice si è sottoposta. Quindi ogni commento sul caso è sconsigliabile.

Ma se parlassimo dell’argomento con una nostra paziente dovremmo metterla al corrente di numerosi aspetti controversi:
1 – non c’è alcuna certezza che i fattori di rischio portino allo svilupparsi di un carcinoma mammario

2 – il tumore che colpisce una mammella non si svilupperà automaticamente anche nell’altra

3 – la mastectomia può essere radicale con o senza linfoadenectomia (dipende dal risultato del linfonodo sentinella  e da quello della agobiopsia)

4 – la mastectomia sottocutanea può essere utilizzata solo in alcuni casi, sia dal punto di vista oncologico che estetico

Quindi se parliamo di una mastectomia bilaterale (?), come nel caso di Angelina Jolie, la demolizione e la successiva ricostruzione potrebbero avere un senso se si raggiungeranno questi due risultati:

eliminazione del tessuto ghiandolare e un risultato estetico buono/brillante.

L’ adenomammectomia sottocutanea (asportazione delle ghiandole) non è garantita al 100%, in quanto per ragioni tecnico chirurgiche legate alla vascolarizzazione della cute e del complesso areola-capezzolo dobbiamo seguire alcune linee guida di risparmio.

L’aspetto morfolologico delle mammelle (piccole , medie, grandi) condiziona la scelta della tecnica da utilizzare e quindi il risultato cosmetico.

Inoltre :

– Si perde la possibilità dell’allattamento per quanto riguarda le donne in età fertile

– Si perde la sensibilità del complesso areola capezzolo, in caso di sua conservazione

Come si evince da queste poche considerazioni la decisione di optare per una mastectomia bilaterale profilattica è un evento limitato a singoli ed approfonditi casi e deve essere condiviso dall’oncologo e dal chirurgo plastico oltre che dalla paziente, dopo aver acquisito e valutato tutti i pro e contro.
Inoltre si potrebbe incorrere, nel caso di donne in età fertile, nelle pieghe di un reato da parte del chirurgo, in quanto si impedirebbe un eventuale allattamento, non in presenza di una neoplasia accertata.

In conclusione sono decenni che affrontiamo “con scienza e coscienza” questa problematica, e non esiste un protocollo in tal senso, ma certamente siamo in grado di decidere insieme alla paziente il cammino da percorrere non condizionandola ad effettuare un intervento così delicato sia dal punto di vista medico-chirurgico che da quello psicologico.

Non può e non deve essere una vaga notizia riguardante un personaggio pubblico a confondere ed allarmare pazienti psicologicamente fragili.
Esiste ed è deputata ad una informazione corretta una comunità scientifica !

Quello è il punto di riferimento.

Dottor Giancarlo Liguori – Chirurgo Plastico Torino ©Riproduzione Riservata

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Alcune riflessioni sulla fotografia clinica.

Dopo aver letto, nell’ultima newsletter dell’ISAPS, un editoriale del medico statunitense Bob Aicher sulla “foto pirateria”, sono stato stimolato a scrivere alcune riflessioni personali sull’argomento e in particolare sulla Fotografia Clinica.

Ho sempre ritenuto, fin dall’inizio della mia professione, che la Fotografia Clinica rappresentasse uno strumento indispensabile nelle mani del Chirurgo Plastico.

Ecco un elenco di quelli che secondo me dovrebbero essere gli obiettivi che il Chirurgo Plastico si prefigge con l’utilizzo della Fotografia Clinica:

 

– documentazione a scopo medico legale
– documentazione a scopo didattico
– documentazione a scopo autocritico
– documentazione a scopo progettuale
– documentazione a potenziamento o meno della propria autostima

In qualsiasi dei sopracitati obiettivi, il presupposto è che la Fotografia Clinica sia attendibile, correttamente e ripetitivamente eseguita, e di buona/ottima qualità visiva.

Nei decenni passati, nei Congressi Internazionali ai quali assistevo, mi vergognavo nell’ascoltare alcune pessime o scadenti presentazioni da parte di colleghi che non facevano altro che far apparire ai partecipanti il relatore modesto ed inaffidabile, o comunque poco attendibile anche se a volte esprimeva concetti interessanti.

La cosa appariva ancora più grave quando proveniva da ambienti universitari o di ricerca.
Per questo dovrebbe essere un dovere dei corsi di specializzazione, inserire nei loro programmi argomenti di perfezionamento in questo campo, come pure di speech.

L’avvento del digitale ha favorito il compito del Chirurgo Plastico. Da anni, infatti, non dipendiamo più da un professionista, e possiamo visionare ed archiviare immediatamente la documentazione in nostro possesso.

Vorrei illustrare nel dettaglio i cinque obiettivi sopracitati:

Scopo medico-legale

Dovrebbe essere un obbligo di legge conservare in archivio il pre e il post operatorio. Questo va a favore anche dello specialista in caso di eventuale contestazione.
Troppe volte sentiamo dire nelle diatribe processuali che il medico “non trova o ha perso la documentazione relativa“ al caso, senza che il Giudice punisca questo atteggiamento.

Scopo didattico

Prima considerazione: la documentazione è uno strumento indispensabile per l’insegnamento. Mette gli studenti nelle condizioni di apprendere al meglio le tecniche, di analizzare i particolari, e di valutare i risultati anche in relazione al tempo trascorso e quindi alla affidabilità.
Naturalmente quando si fotografano i pazienti e si proiettano le loro immagini, si viola la loro privacy. E questo è un primo punto dolente da regolamentare.
La seconda considerazione è la “appropriazione indebita di immagini non proprie”, quindi millantato credito. La rete è accessibile a tutti e non subisce controlli ed è ormai consuetudine abusiva “rubare“ immagini di colleghi e farle proprie.
La terza considerazione è la mistificazione dei risultati.
Sono presenti in rete, anche gratuitamente, software di fotoritocco che trasformano i risultati allo scopo di irretire la buonafede di chi li osserva per giudicare la professionalità del chirurgo. Tutto ciò è illegale oltre che deontologicamente scorretto.

Scopo autocritico

L’osservazione ripetuta dei propri risultati induce il Chirurgo Plastico a valutare e migliorare la propria tecnica e condotta.

Scopo progettuale

Molti professionisti tendono a mostrare sui loro siti, grazie a programmi di fotoritocco tipo Photoshop, i rendering del risultato.
E’ una pratica millantatoria ed illusoria.
Sappiamo benissimo la difficoltà che esiste nel riprodurre una tecnica chirurgica ed un pensiero.
Troppe sono le variabili, quindi si illude solo il paziente con aspettative irrealizzabili ed irrealistiche.

Potenziamento o depotenziamento della propria autostima

Sono due concetti molto importanti.
Spesso siamo indotti, al termine di un intervento, a pensare che avremmo potuto fare meglio o sbagliare meno.
Un’attenta e riflessiva osservazione delle immagini pre e post operatorie aumenta la nostra autostima nel caso in cui siamo stati troppo autocritici.
Anche un depotenziamento della nostra autostima rappresenta un evento positivo, laddove troppe volte ci siamo sentiti onnipotenti.

In conclusione, la fotografia rappresenta uno strumento fondamentale ed indispensabile per la professione di Chirurgo Plastico Ricostruttore ed Estetico, ma al tempo stesso con l’avvento delle moderne tecnologie, nuove problematiche impongono una più attenta utilizzazione delle immagini.

Dottor Giancarlo Liguori – Chirurgo Plastico Torino ©Riproduzione Riservata

Per qualsiasi altra informazione sulla Fotografia Clinica o su altri argomenti relativi alla Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, potete inviare una mail cliccando qui o contattare direttamente il Dr. Liguori a questa pagina.

Dottor Giancarlo Liguori. Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.

Il Dottor Giancarlo Liguori è nato nel 1949 a Zoagli (Ge).

Ha conseguito la maturità classica nel 1968.

Nello stesso anno si è iscritto alla facoltà di Medicina e Chirurgia e si è laureato nel 1975 presso l’Università G. D’Annunzio di Chieti.

Trasferitosi subito a Torino , ha cominciato a frequentare il Centro Traumatologico , presso la Divisione di chirurgia plastica e Centro grandi ustionati, diretto dal Prof S. Teich Alasia, di cui è stato allievo e collaboratore per 20 anni.

Nel 1978 conseguiva il diploma di specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica presso la Università di Milano.

Dal 1977 al 1999 è stato dipendente del CTO , prima in qualità di assistente e poi di aiuto.

E’ stato Consigliere della Società Italiana di chirurgia plastica.

Durante tutto questo periodo ha frequentato numerosi centri di chirurgia plastica all’estero per lunghi periodi : Università di Rio de Janeiro diretta dal Prof Ivo Pitanguy, il Centro medico chirurgico Dalinde di Città del Messico diretto dal Prof Gonzales Ulloa, la Clinica del Prof Ortiz Monasterio, sempre a Città del Messico, la Texas University( Shriners Burn Institute ) a Galveston, Texas , il Baptist Hospitala Nashville, Tennessee diretto dal Prof Pat Maxwell , per il perfezionamento nella chirurgia ricostruttiva della mammella. Ha frequentato lo studio del Prof John B. Tebbetts e del Prof Sam T. Hamra entrambi a Dallas, Texas.

Ha pubblicato numerosi articoli ed è stato relatore in Congressi nazionali ed internazionali.

Ha partecipato annualmente a numerosi corsi di perfezionamento in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica .

Dal 1990 è membro del Comitato Medico di Interethnos Interplast Italy, di cui è attualmente Vice Presidente.

Ha partecipato a 23 missioni umanitarie in vari paesi in via di sviluppo in qualità di Chirurgo Plastico Senior e di Team Leader.

Attualmente è consulente per la chirurgia ricostruttiva mammaria presso l’Ospedale Gradenigo di Torino.

Il Dottor Giancarlo Liguori esercita la libera professione a Torino.